KAYO SATO

Quello che emerge dal lavoro di Kayo Sato è la devozione sacrale tipica del mondo orientale verso la Natura. Una Natura animata, viva, espressione di purezza e perfezione che rimanda al mondo delle origini, al sacro, a una dimensione ancestrale. 

Il processo creativo di Kayo altro non è che il frutto di una riflessione interiore, di una volontà inventiva che fonde fantasia e colore e da cui emerge la complessità e la vastità di un lavoro attento e minuzioso, ricco di dettagli e di estrema precisione. Le stoffe coloratissime, la leggerezza del tessuto, l’impalpabilità della materia, la personale tecnica della plissettatura, sono espressione di un riflesso interiore, portavoce di luoghi segreti dello spirito. Gli stati d’animo vengono rivisitati dalla capacità interpretativa di un’artista che sa abbandonarsi alla Natura nella volontà di ricercare in essa un mistero profondo, un messaggio sotteso.

Le tinte cromatiche unite allo spessore materico comunicano forza di pulsioni che si trasformano in codici espressivi tesi a raccontare sentimenti puri e a farsi metafora dell’intimo dialogo tra uomo e Creato. Ritroviamo nei soggetti prescelti, i fiori, la rappresentazione di una bellezza autentica e di un universo ricco tutto da esplorare: un monito alla contemplazione al fine di riuscire ad andare oltre i limiti del mondo materiale per percepire la realtà liberi da condizionamenti della mente e per ritrovare un sentimento autentico, un momento di introspezione e di pace.

Attenta a cogliere la dimensione più profonda dell’anima, Kayo Sato affida ai fiori la capacità di esternare purezza e magia interpretativa, diventano tramite del rapporto tra Creato e artista: un rapporto limpido, coinvolgente, armonico, complice. 

I suoi fiori conservano la memoria di una spiritualità antica, dove l’emozione è affidata al colore e si fanno suggestioni misteriosamente attrattive. Creazioni e creature che hanno il sapore dell’incanto, pervase di spiritualità. 

Sono opere uniche che rispecchiano l’unicità e l’originalità di un iter artistico studiato e che diventano veicolo di un pensiero e/o di un sentimento e, rimembrando una celebre frase di goethiana memoria, nella sua singolarità espressiva Sato è stata capace di dire “cose risapute come se non fossero mai state dette”. 

Il processo creativo diventa un viaggio catartico di liberazione di uno stato d’animo che consente il ricongiungimento al proprio io e un invito per chi osserva ad intraprendere un cammino oltre i limiti del tangibile. Attraverso la percezione soggettiva l’Artista è capace di concretizzare le proprie emozioni in materia: le forme sono sinuose, liberamente fluttuanti ma al contempo forti ed incisive nella determinazione delle cromie adottate.